LA MIA STORIA

Sono nato nel 1963 il 25 di settembre.

Sin da piccolo, come a tanti altri bambini mi piaceva giocare con la terra. Ma a differenza dei miei amichetti non ho più smesso.

Nel 1984 un amico mi parla del raku ed il gioco diventa passione.

L’anno seguente apro un negozio-laboratorio nel centro storico di Pavia e incomincio collaborare con varie industrie della zona.

All’inizio degli anni 90 incontro Ezio Busca, la sintonia di idee ci porta a costituire una società per la costruzione di opere architettoniche ed il recupero di una fornace del 1860 nell’oltrepo pavese.

Dopo tante soddisfazioni ma anche delusioni nel 2002 si evidenzia il fatto che essere buoni ceramisti non significa essere buoni imprenditori e l’avventura finisce.

Il presente è a Cascina Belcredi dove vivo ed il Centro di Ceramica Permanente dove lavoro ed insegno.

La ricerca di serenità e di quiete continua a procedere aiutato da Silvia mia compagna, Emiliano il nostro piccolino, Federico il commerciale, Matteo ceramista collaboratore, l’infinita pazienza dei miei genitori e delle persone che sento vicine.

Un progetto un sogno
Il sogno è recuperare una fornace del 1860 e riportarla al suo ruolo di laboratorio artigianale.

Lavorare come un tempo per costruire case e palazzi. Restituire alla città il suo colore. Interpretare le esigenze personali che sono state appiattite dalla speculazione . Proporre il restauro del valore architettonico,  altrimenti l’abbattimento e la ricostruzione intelligente. Riscoprire le antiche tecniche di lavorazione dei materiali naturali è un bene economico e di conseguenza sociale.

Il progetto è un museo attivo, una scuola professionale, un centro di studi e di scambio sulla coltura ceramica. Un laboratorio per la progettazione e la produzione di materiali per la bioedilizia.

Progetto e sogno procedono insieme ed oggi nella Fornace del Po lavorano sei artigiani e due apprendisti.

Stiamo recuperando le vecchie produzioni affiancandole a nuove idee. Raccogliamo materiale storiografico e testimonianze sulle decine di fornaci che hanno contribuito nei secoli a costruire le nostre città, i nostri paesi, anche le cascine più umili e povere. Spesso restano solo i ricordi o qualche mattone ma per noi hanno il gusto ritrovato di lavorare con la gente per non dimenticare.

Il ricordo
Ora che il sogno è svanito resta il ricordo

Gli odori: argilla calda fumante che usciva dalla mattoniera, fumo che scendeva dalla ciminiera nelle giornate pesanti, olio e grasso che scendeva dalle presse “cubane”,  sudore.

Il rumore: sferragliare delle macchine anni 50, pulsare ritmico delle pompe che spruzzavano olio denso dentro il forno, cigolio di carriole, urla.

Il sapore: fantastici poveri pranzi alla mezza, il dolce del vino, l’amaro della rabbia.

Il tatto: il morbido e l’umidità dell’argilla, il duro ed il secco dei calli.

La vista: troppe immagini, file saturi, montagne di terra cruda,montagne di terra cotta, bambini e ragazzi in gita scolastica, camion enormi, la volta del forno, il fuoco ma soprattutto gli occhi. Occhi dentro facce sporche di ex disoccupati di 50 anni, di ex detenuti, di ex tossicodipendenti, di giovani, di persone dure difficili ma occhi felici perché per un periodo della loro vita hanno condiviso un sogno.

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